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Stai tornando a casa da tua moglie, perso nei tuoi pensieri, dopo il solito poker del sabato sera con gli amici. Poiché il tragitto tra le due case è breve, non hai preso l'auto all'andata e adesso ti stai godendo la quiete di una passeggiata notturna al chiaro di luna.
Per un po' ti sembra quasi che al mondo ci sia solo tu: l'unico suono è quello dei tuoi mocassini sul marciapiede, lungo la strada rischiarata dalla debole luce dei lampioni e della luna piena.
Poi noti un uomo, appoggiato di schiena a un lampione poco più avanti.
È alto più o meno quanto te. Sta fumando una sigaretta.
Ti soffermi a guardarlo mentre ti avvicini. Non sapresti spiegare il perché, neanche a te stesso, ma hai la netta sensazione che stia aspettando qualcuno o qualcosa.
«Mi scusi, sa dirmi che ora è?»
Sollevi il braccio per guardare l'orologio.
Prima ancora che tu riesca a leggerlo, senti qualcosa di freddo e metallico contro il petto.
Abbassi lo sguardo e hai un groppo in gola: una pistola è puntata contro di te.
«Dammi il Rolex» intima con voce bassa e ferma, gettando via la sigaretta e tendendo la mano verso di te. «Vuota le tasche.»
Tiri fuori il portafoglio e glielo porgi. Lui lo prende e se lo mette via, senza abbassare la pistola.
Poi ti togli il Rolex. La chiusura sembra non voler cedere proprio adesso, mentre le dita ti tremano. Alla fine riesci a sfilarlo e glielo porgi.
Anche quello sparisce nella sua tasca.
Per un istante pensi che sia finita.
Ma lui non si muove.
«Togliti i vestiti.»
Lo guardi senza capire.
«Cosa?»
La pistola resta puntata contro di te.
Sudi freddo.
Cominci dalla giacca. La sfili e la lasci cadere a terra. Poi la maglietta, le scarpe e i calzini, i pantaloni, e infine la biancheria.
Con un cenno del capo, ti indica gli abiti.
Li allontani da te, uno dopo l'altro.
Quando hai finito, rimani nudo davanti a lui.
Eppure non se ne va.
Perché non scappa?
È ancora lì, davanti a te, con la pistola puntata al petto.
«Ti ho dato tutto! Che altro vuoi?»
«Essere te.»
Non hai neppure il tempo di chiederti cosa significhi. Il volto dell'uomo davanti a te comincia a cambiare. I suoi lineamenti si trasformano sotto i tuoi occhi, finché davanti a te non c'è più lui.
Ci sei tu.
Il tuo volto. I tuoi occhi. La tua faccia.
«Linda!»
La pistola spara con un suono breve e soffocato.
Il dolore ti esplode nel petto. Cerchi di respirare, ma l'aria sembra non voler più entrare. Le gambe cedono e il mondo comincia a perdere i suoi contorni. Senti il freddo salire lentamente dentro di te, mentre i rumori si fanno sempre più lontani.
«Non preoccuparti» dice lui, con la tua voce. «La tratterò come una regina, al contrario di te.»
Poi tutto diventa buio.